Giò Sada: La mia vita fuori da X-Factor

Giò Sada è un giovane cantautore barese e vincitore della nona edizione di X-Factor. Il suo primo singolo Il rimpianto di te ha venduto più di 25.000 copie raggiungendo così il disco d’oro. Dopo la vittoria del talent ha realizzato il disco Volando al contrario, in collaborazione con la sua band che lo accompagna da sempre, i Barismoothsquad. Insieme hanno promosso il disco in diversi club d’Italia e hanno avuto anche l’opportunità di suonare in festival più importanti come il Collisioni di Barolo e lo Sziget di Budapest. Inoltre, è volato in America, ma da solo questa volta, per aprire le date statunitensi di Max Gazzè e dei Negrita. Ora sta finendo di promuovere il suo disco per l’Italia, proponendo anche concerti più intimi in acustico.

 

Prima di approdare a X-Factor hai cercato di portare la tua musica in tutta Europa con la tua band. Pensi che ai ragazzi giovani che cercano di farsi conoscere tramite i talent manchi questa tua “gavetta”?

La gavetta è il percorso fondamentale per qualsiasi tipo di lavoro, e per il musicista in particolare, perché per tanti anni si devono accettare condizioni non proprio comode: si dorme spesso in furgone, sui pavimenti, o in tende montate in stazioni di servizio, il tutto con pochi soldi. Abbiamo fatto questo per 10 anni in tutta Europa. Quello che ti lascia è un bagno di umiltà e di empatia che ti permette di affrontare questo mestiere senza la presunzione stupida di sentirsi chissà chi, ma con la convinzione di poterlo fare come Cristo comanda.

Giò Sada, Live a Milano, 18 Dicembre 2016, Roberta Cornale

 

È il secondo anno che appari nel programma televisivo Jack on tour insieme a Joe Bastianich. Il primo anno, dopo un viaggio nel Tennessee, Joe ti ha portato a Lynchburg, quest’anno invece sei approdato a New York. Cosa ti porti da queste esperienze?

L’America è un paese che ha tante sfaccettature diverse. Quello che mi ha colpito di più è la grande voglia di indipendenza presente nella stragrande maggioranza degli americani, la voglia di portare avanti le loro personali idee senza accettare compromessi e senza il timore che padroneggia qui in Italia, di non potersi esprimere per paura di ripercussioni sul lavoro. In America si percepisce soprattutto la grande cultura musicale che è palpabile in ogni luogo in cui approdi.

 

Il 2 dicembre avete festeggiato i 10 anni di Faro Records (l’etichetta discografica di Giò Sada) e tutti gli artisti hanno suonato una cover dei Foo Fighters. Perché avete scelto di cantare canzoni proprio di questa band?

Abbiamo scelto proprio i Foo Fighters perchè era un omaggio al nostro manager che è anche il fondatore di Faro Records, un super fan di questa band.

 

Ora parliamo di te. Qual è il momento di un tuo concerto in cui ti emozioni di più?

Di sicuro l’ultimo pezzo, perché in quello si dà tutto quello che si ha da dare.

 

Stai lavorando a un nuovo progetto? Cosa ti aspetti dal futuro?

Stiamo lavorando al nuovo disco e lo faremo in maniera indipendente. Spesso si pensa che un partecipante dei talent sia legato a quel tipo di mondo. Ma io voglio dimostrare che non è così: le sonorità saranno le nostre, ci sarà la mia identità, la mia poetica. La musica è una ricerca costante dentro se stessi, non tra le mode o tra ciò che funziona di più in un preciso momento. È meglio sfidarsi sempre per riuscire a superarsi continuamente piuttosto che accontentarsi, no?

Giò Sada, Live a Treviso, Festival Suoni di Marca, 31 Luglio 2017, Roberta Cornale

 

Francesco Pellizzari

Francesco Pellizzari

Sono un diciasettenne appassionato di tecnologia, videogiochi e film che frequenta la terza liceo.

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